
|
Contact
to test IP camera, Aylook videorecorder or the
mobile/palm phone application. ...go
to the page -> |
|
|
Aylook
is a hybrid video recorder for IP and analogue video surveillance
systems.
...go to the page -> |
|
|
 |
Network Video Recorder fa rima con Futuro
(Articolo pubblicato sulla rivista TVCC n.5-2004)
La sigla NVR sta per Network Video Recorder ma potrebbe
anche significare Nuovo, Veloce e Rivoluzionario.
Se infatti, come è ormai chiaro da tempo, il futuro
della TVCC è digitale, quella che sembra essere la
prossima strada da battere si sta delineando all’orizzonte
in maniera sempre più chiara. Dopo il passaggio dall’analogico
al digitale, ora il passaggio dal digitale alla Rete
sta per cambiare radicalmente il modo di fare videosorveglianza.
Andiamo a scoprire come attraverso tre “case study”.
Come funziona un sistema
NVR?
Come già accennato, un impianto di videosorveglianza
basato su tecnologia DVR incontra qualche difficoltà
se applicato a impianti di grandi dimensioni: ad esempio,
spesso è impossibile combinare le sempre più diffuse
telecamere in rete con gli input del DVR (ancora troppo
di frequente dedicati soltanto a telecamere analogiche);
è necessario collegare ogni telecamera al DVR e questo
ha un costo; inoltre, data la capacità limitata di
memoria di cui dispone ogni macchina, per sistemi
con molte telecamere o tempi di registrazione e/o
archivio molto lunghi sono necessari DVR aggiuntivi,
con il rischio rendere poi difficoltoso il recupero
dei dati.
La soluzione a questi e altri problemi, nonché un
ulteriore passo avanti verso sistemi di sicurezza
sempre più flessibili, è il Network Video Recording,
il quale in sostanza non è che un PC collegato in
rete sul quale le telecamere (siano esse IP o analogiche
- queste ultime collegate a un video server) riversano
i dati. Il PC è dotato di memoria sufficiente per
fungere da registratore e dispone di un software per
controllare il flusso delle immagini, sia in registrazione
sia in playback.
Esistono in commercio moderni ed economici sistemi
di immagazzinamento, come lo Storage Area Network
(SAN) o il Network Attached Storage (NAS) che permettono
di archiviare una memoria di dimensioni Terabyte o
addirittura Pentabyte, rendendo sorpassata ogni questione
di disponibilità d’archivio. Ma il sistema NVR va
oltre, perché fa proprio il concetto di “hard disk
virtuale”, mutuandolo dai normali sistemi operativi,
dove è consuetudine fare riferimento a una “memoria
virtuale”.
Infatti, la CPU (Central Processing Unit) di ogni
computer riconosce una memoria di quantità superiore
a quella effettivamente presente grazie a un’unità
logica hardware chiamata MMU (Memory Management Unit).
La MMU consente di far condividere a più processi
la memoria principale disponibile e permettere quindi
la multiprogrammazione, caricando e scaricando solo
la memoria che la CPU necessita di volta in volta.
Applicando questo concetto alla videosorveglianza,
si potrebbe considerare l’hard disk locale (della
telecamera IP o del video server) come parte di un
hard disk virtuale più grande. Man mano che la telecamera
registra le immagini i dati vengono riversati e salvati
in una unità di rete, rendendo così possibile liberare
spazio localmente. I dati più vecchi, registrati per
primi, vengono inviati all’unità NVR per primi, garantendo
la possibilità di un back up e la continuità della
memoria in caso di interruzioni o incidenti. In questo
modo, il disco locale viene progressivamente svuotato
e non si satura mai del tutto. Inoltre, il fatto che
da tutte le fonti i dati confluiscano in una sola
unità rende più veloce il reperimento delle immagini
richieste, anche in un tempo molto ravvicinato alla
registrazione.
I sistemi NVR hanno ovviamente un punto debole che
è la loro dipendenza dalla Rete. Per un problema di
caduta, di interruzione fisica o di congestione, questa
potrebbe venire a mancare e impedire così la comunicazione
tra le periferiche e la centrale. Tale situazione
potrebbe rivelarsi pericolosa soprattutto nella fase
di back up, causando una dispersione dei dati. Ma
anche a questo si è pensato di rimediare.
I sistemi NVR dispongo dei mezzi per rilevare costantemente
la disponibilità della Rete e attivare procedure di
emergenza, creando al tempo stesso dei registri di
incidente, in modo che sia sempre possibile seguire
lo sviluppo delle varie fasi del lavoro. In pratica,
una procedura automatica rimbalza da un capo all’altro
dell’impianto come un’eco, assicurando continuità
e coerenza alla comunicazione.
Se a questi fattori di accresciuta sicurezza si aggiunge
che un punto molto forte a vantaggio dei sistemi NVR
è certamente il rapporto prezzo-qualità, nonché la
totale modernità della tecnologia digitale, è facile
comprendere il perché di tante scelte sempre più orientate
verso questo nuovo sistema.
Certo, una piena adozione e diffusione di questo standard
è ancora parte del futuro. Solo se il sistema è abbastanza
affidabile in tutte le sue parti da essere in grado
di gestire una caduta della connessione, senza per
questo perdere parte dei dati, allora la tecnologia
NVR è certamente preferibile a ogni altra alternativa.
Per il momento, sono le installazioni di limitate
dimensioni che possono ritenere affidabile al cento
per cento questa scelta e impiegare al meglio tutte
le opportunità offerte dal NVR.
Ma è innegabile riconoscere che la videoregistrazione,
da analogica a digitale, ha compiuto un ulteriore
passo, soprattutto grazie alla spinta delle videocamere
digitali e di Rete, sempre più evolute ed economiche.
La nuova interfaccia NVR è sicuramente quella più
adatta a sfruttarne tutte le potenzialità.
Alcuni esempi:
Battuta vincente
Il match vincente è un affare da diverse centinaia
di migliaia di sterline concluso a Wimbledon da parte
una nota azienda del Surrey (ma che ha già una filiale
sul suolo statunitense): gli impianti di sicurezza
del celebre tempio del tennis (fino a ieri ancora
basati su videotape) sono stati ammodernati e rimpiazzati
da un impianto in Network Video Recording da 36 telecamere.
Le telecamere hanno registrato a 6 fotogrammi al secondo
ininterrottamente per i 14 giorni dell’ultima edizione
del torneo, sfruttando la compressione MPEG2. Il volume
di dati da circa 1,5TB era contenuto in una periferica
RAID5.
Appoggiandosi all’infrastruttura IT già presente in
loco, con il nuovo sistema NVR e con un particolare
software denominato Universal Video Management System
ora è possibile controllare sia le telecamere fisse
che quelle PTZ, rendendo disponibili immediatamente,
ovunque all’interno Club esista una postazione da
cui accedere al software, le immagini riprese dalle
telecamere. Ciò ha permesso di elevare considerevolmente
il livello di sicurezza dell’ultimo Torneo, diventando
da subito strumento utile alle indagini per contrastare
furti e altre irregolarità che si erano verificati
in passato. Inoltre, l’impianto così configurato è
una struttura aperta che in futuro potrà essere ampliato
o sostituito nelle sue parti. Sicurezza
olimpica
Gli organizzatori di eventi sportivi ultimamente sembrano
essere attenti in modo particolare alle questioni
di sicurezza e certe vetrine mondiali possono rivelarsi
utili banchi di prova per utilizzare le ultime tecnologie.
Alle recenti Olimpiadi di Atene è stata realizzata
un’intera “backbone” di video over IP che monitoravano
oltre 30 diversi siti, compresi il Villaggio Olimpico
e gli stadi, nove porti e gli alberghi usati dalle
delegazioni di atleti e dai giornalisti.
Anche in questo caso, l’azienda che ha vinto l’appalto
per implementare una tale struttura era inglese, e
si è trovata a installare in un solo colpo qualcosa
come oltre 700 dei suoi moduli trasmettitori/ricevitori
per smistare immagini a risoluzione MPEG-4, audio
e segnalazioni d’allarme su una rete IP.
Il sistema è uno dei più grandi progetti mai realizzati
al mondo: questi moduli erano collegati a diverse
migliaia di telecamere (sia analogiche che digitali)
via matrice, permettendo la visione e il controllo
da ogni postazione. La “regia” di questo complicato
intreccio era sostenuta dalla combinazione di un software
NVR installato su oltre 40 server e da videoregistratori
digitali situati localmente e che potevano entrare
in dialogo con le centrali per il playback da remoto.
Inutile dire che l’intero sistema ha riscontrato la
piena soddisfazione degli organizzatori dei Giochi.
Un magazzino più sicuro con il magazzino
di immagini
La Storage Tek è un’azienda che si occupa di immagazzinamento
e stoccaggio. Conta oltre 7000 impiegati in 32 Nazioni
e può vantare un giro d’affari da due miliardi di
dollari. Come si può facilmente immaginare, i suoi
servizi comportano quotidianamente svariati rischi:
furti, spionaggio industriale, incidenti sul lavoro
o di varia natura. Grazie al lavoro di due security
manager molto intraprendenti, Tawnia Wormell e Tamara
Miller, la Storage Tek sta gradualmente e con successo
cominciando a considerare la sicurezza non più una
semplice voce di spesa, ma una importante voce di
risparmio.
Il quartiere generale della ditta, (Luisville, Colorado),
era dotato di un vecchio impianto analogico. Prendendo
in considerazione diverse opzioni per migliorare il
sistema di sicurezza è stata valutata la possibilità
di installare un sistema digitale: le richieste dell’azienda
erano 30 giorni di conservazione delle immagini (da
aumentare successivamente a 90) e la possibilità di
centralizzare in futuro tutte le riprese dagli Stati
Uniti e dalle sedi nel resto del mondo. La tecnologia
DVR si è rivelata essere una scelta limitata, dato
che i DVR possono controllare solo un certo numero
di telecamere per unità, e il numero di telecamere
necessario alla Storage Tek avrebbe reso necessario
l’impiego di numerosi dischi rigidi e altri DVR, oltre
a costringerli a lavorare a una risoluzione di immagine
molto bassa.
La soluzione scelta dalla ditta statunitense è stata
quella di un software NVR, in grado di integrarsi
nell’impianto esistente con minimi aggiustamenti.
Inoltre, con questo è possibile selezionare differenti
risoluzioni di immagine per ogni telecamera, in modo
da distribuire le risorse in maniera ottimale. La
piattaforma scelta integra le tre principali e più
utili funzioni hardware di un sistema di videosorveglianza
in un software: DVR, video matrix switching e video
multiplexer. Inoltre, il sistema è basato su una architettura
aperta in grado di concentrare immagini dalle telecamere
e altri segnali, come allarmi o sensori. E tutto ciò,
basandosi su semplici PC, riducendo costi e permettendo
all’azienda in futuro di allargare l’impianto in maniera
molto semplice nonché economica.
Le immagini vengono immagazzinate in una sola centrale
(ma restano accessibili da diverse periferiche), praticamente
senza nessun intervento manuale, e sono disponibili
per un tempo indefinito senza problemi di data o dimensioni
di file. Un bel magazzino, quindi!
L’impianto al momento conta 85 telecamere sia da interni
che da esterni, le quali coprono 11 edifici, ingressi,
aree di transito e altre zone critiche. Il numero
di incidenti che ha trovato soluzione tramite il ricorso
al video è cresciuto notevolmente. La rapidità del
sistema ha permesso al reparto sicurezza della Storage
Tek di diventare molto più attivo, e talvolta di intervenire
quando l’incidente è ancora in atto e non solo quando
è già accaduto. Il costo dell’analisi degli incidenti
è crollato da 146 dollari a 4,50 dollari per incidente,
e si prevede che l’aumento della produttività del
reparto investigativo porterà a un risparmio annuo
di oltre ventimila dollari. Inoltre, la centralizzazione
(anche su scala mondiale) non è più una prospettiva
così lontana, date le connessioni sempre più sicure
e più veloci.
<-
Torna all'elenco articoli |